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Profilassi primaria con G-CSF solo durante i primi due cicli o in tutti i cicli di chemioterapia in pazienti con tumore alla mammella a rischio per neutropenia febbrile


Il carcinoma mammario in fase iniziale è comunemente trattato con antracicline e taxani.
Tuttavia, la combinazione di questi farmaci aumenta il rischio di mielotossicità, con possibile richiesta di supporto a base del fattore stimolante le colonie di granulociti ( G-CSF ).

La maggiore incidenza di neutropenia febbrile e i benefici più ampi di G-CSF durante i primi cicli di chemioterapia hanno fatto sorgere domande sull’efficacia di continuare l’uso di G-CSF nei successivi cicli di chemioterapia.

Nello studio multicentrico, le pazienti con tumore al seno, considerate in grado di sostenere una polichemioterapia ogni 3 settimane, ma che avevano anche un rischio superiore al 20% di neutropenia febbrile, sono state assegnate in maniera casuale a profilassi primaria con G-CSF solo durante i primi 2 cicli di chemioterapia ( braccio sperimentale ) o a profilassi primaria con G-CSF in tutti i cicli di chemioterapia ( braccio standard ).

L’ipotesi di non-inferiorità era che l’incidenza di neutropenia febbrile fosse al massimo del 7.5% più alta nel braccio sperimentale rispetto al braccio standard.

Dopo l’inclusione di 167 pazienti eleggibili, il Comitato indipendente di monitoraggio dei dati ha imposto la chiusura anticipata dello studio.

Degli 84 pazienti assegnati in maniera casuale a G-CSF in tutti i cicli di chemioterapia, 8 ( 10% ) sono andati incontro a 1 episodio di neutropenia febbrile.

Di contro, degli 83 pazienti assegnati in maniera casuale a G-CSF solo durante i primi 2 cicli, 30 ( 36% ) hanno avuto 1 episodio di neutropenia febbrile, con un picco di incidenza del 24% nel terzo ciclo ( cioè nel primo ciclo senza profilassi con G-CSF ).

In conclusione, nei pazienti con cancro alla mammella in fase iniziale ad alto rischio di neutropenia febbrile, l’uso continuo di profilassi primaria con G-CSF durante tutti i cicli di chemioterapia è di rilevanza clinica, e questa prassi non dovrebbe quindi essere abbandonata. ( Xagena2013 )

Aarts MJ et al, J Clin Oncol 2013; 31: 4290-4296

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